Se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé
Da dove iniziare? Forse dovrei partire dal racconto che ho di me medesima, o semplicemente da una realtà biologica: mi chiamo Sara, e sono una donna.
Ho sempre vissuto una vita tra realtà e sogno. Fin dalla tenera età Astrazione era una parola d'ordine, anche se non conoscevo questa parola e il suo significato, incontrandola, ho capito che era la mia maniera di vivere il mondo, la mia visione del mio essere nel mondo e percepirlo.
Astrazione. Ho incontrato l'Astrazione a quattordici anni, quando sono andata a studiare all'Istituto d'arte per il mosaico Gino Severini di Ravenna. Una scuola poco lontana dai mosaici Bizantini di San Vitale. Tuttavia, non ho trovato solo una parola - concetto e filosofia di vita -, ho trovato l'Astrazione negli occhi, e ho trovato la Donna. Ho trovato Teodora. Teodora, ballerina in un circo resa Imperatrice. Si dice che Freud abbia teorizzato il mito della femmina fatale al suo cospetto, si dice che Klimt abbia iniziato a fare i suoi famosi quadri vedendola, sì, al suo cospetto. Una donna.
In giovane età la propria realtà biologica è molto concreta, del tipo: le bambine giocano con le Barbie e i maschi giocano con le macchinine; le bambine si vestono di rosa e i bambini di azzurro; le bambine disegnano cuori e i bambini disegnano mostri; le bambine hanno i capelli lunghi e i bambini i capelli corti. Ci crescono diversi, non ci crescono nella medesima maniera.
Con il passare degli anni, ho iniziato a sentirmi stretta in tutte queste costrizioni e ho iniziato ad osservare, profondamente. Ho capito che uomini e donne non solo sono educati in maniera differente, ma prima di tutto sono biologicamente differenti; siamo animali, la biologia prima di tutto.
Ho sentito con violenza la mia femminilità.
Non sono sessista, e penso che la diversità sia una delle Cose più Favolose del mondo, per crescere. L'Obbiettivo è crescere, ogni giorno un poco di più.
Tuttavia, contemplando e arricchendosi di diversità è più che normale cercare Affinità. Per questo ho sempre avuto molto riguardo per la donna.
La Donna. Mi ritrovo ad Amare autrici Donne, sì, per quella Affinità Biologica. Autrici sta per Amanti di una Passione, scrittrici pittrici scultrici attrici... Donne alla ricerca di senso, che donano senso, qualsiasi sia la materia.
La ricerca di Senso. Siamo donatori di senso, ma per me rimane l'Ermeneutica, l'interpretazione e l'incomunicabilità, una trilogia alla Michelangelo Antonioni. Il Deserto Rosso di Giuliana, girato e ambientato a Ravenna mi è sempre stato molto caro - la mia Maestra di mosaico spesso mi ripeteva che alcuni brani di quella pellicola erano stati girati dentro le stanze dell'Istituto d'arte che frequentavo. Potrei parlarne e scriverne per ore. Oltre a tutto questo sentirmi violentemente donna sento violentemente questa incomunicabilità, e forse per questo amo il Minotauro che è l'Arte concettuale, fatto per metà di parole e per metà di materia; là dove il Linguaggio parlato non arriva la Materia lo soccorre - come in Corrispondenze di Charles Baudelaire.
Fortunatamente nella mia vita ho incontrato molti Uomini Sensibili che mi hanno fatto dimenticare l'Affinità biologica tra i sessi, ricordandomi l'Umanità. Per dirla alla Sibilla Aleramo nel suo Una Donna: Umanismo, e non femminismo o maschilismo.
Durante gli studi n Accademia ho avuto l'Onore di assistere in studio un Artista. In quello studio, per quattro anni, ho imparato molte più cose che in anni e anni di vissuto. Ora non lo assisto più, da qualche mese mi sento orfana, ma la necessità che ho della ricerca del Minotauro non mi ha lasciata. Sono stata violentemente buttata nel mondo, sola con le mie mani, la mia testa e il mio cuore.
Il 26 ottobre stavo lavorando al mio Ulysses e sono stata informata de la morte di Ines Morigi Berti. La Maestra di mosaico della mia Maestra di mosaico, ho scritto una favola per Lei quel giorno, nel mio blog di favole. Ho pensato molto a un incontro avvenuto nelle sue stanze, nel suo studio, a casa sua. E alle sue parole che rispondevano alla mia domanda Perchè non fa lei i cartoni dei suoi mosaici ma traduce i disegni di altri: Nella vita puoi avere solo una Passione perché ti devi dare a lei, completamente.
La Signora Berti faceva solo mosaico, e forse non sarà proprio contenta di questo omaggio, ma vorrei ricordale che ho applicato tutte le regole e i concetti del mosaico Bizantino Ravennate:
- traduzione dal cartone originale: sto traducendo in cancelleresca - grafia rinascimentale - il testo di Virginia Woolf.
- scelta e taglio del materiale: sto tagliando tutte le pagine a mano, senza l'utilizzo di materiale pre tagliato industrialmente.
- utilizzo di una vasta gamma cromatica per un solo colore per donare al lavoro il famoso vibrato contro la piattezza dell'utilizzo di un solo colore: sto utilizzando acquarelli chine e tempere miscelate e diluite tra loro.
Nasco come mosaicista, rimango profondamente legata alla tradizione e alla sua severità, ma concettualmente.
Non vi sono veri e propri manuali per comporre un mosaico, come non ci sono manuali utili per nessuna tecnica. La cosa importante è guardare e fare. È anche stupido fare, ancora, variazioni di genere - a mio avviso -, vi sono talmente tante tecniche che sarebbe impossibile... tutte hanno un unico nome: arti plastiche. Mi sembra, anche, molto stupido guardare dei lavori senza tenere a mente il concetto, il pensiero di base, che ha mosso l'autore a inFormare una determinata materia, dopo il Signor Marcel Duchamp.
Mi sembra, anche, molto stupido fare queste riflessioni, ma ogni cosa ha una storia, e, se non vogliamo far morire quella cosa bisogna raccontarla.
Quando ho conosciuto la Signora Berti ero certa di voler fare SOLO mosaico nella mia vita, poi ho incontrato infiniti altri Artisti, e da tutti loro ho preso qualcosa.
Ho capito i valori del concetto, il valore del fare e vado avanti scoprendo qualcosa tutti i giorni.
Ma l'appartenza è il mosaico.
Una stanza tutta per sé l'ho sempre associata alla Signora Berti.
E questo deserto rosso sbiadito, nota di colore dei suoi capelli - che ho amato tanto - è quello che mi ha lasciato, e la ricordo in quella stanza tutta per sé dove scriveva il suo Romanzo.
La severità Bizantina, l'Astrazione degli occhi che dimenticano tempo e materia non mi hanno abbandonato, ecco Signora Berti, crediamo ancora nello stesso Cielo.
Ho deciso di omaggiarla con questa Una stanza tutta per sé, solo che durante la lavorazione quel Minotauro si è impossessato di me, ho iniziato a collegare tutto, nuotando dalla superficie al profondo delle affinità che mi hanno formata:
C'è Jenny Holzer, con i suoi Truism, e in particolare il suo Homenaje a Bilbao - incomunicabilità e amore - nella stanza principale del museo Gugghenheim -; c'è Francesca Woodman, con le sue stanze, dove si fotografava di solitudini; e Ana Mendieta, nella stanza dove ha fatto la performance di una violenza subita accogliendo i suoi ospiti nuda di schiena con la pancia sul tavolo e il posteriore in bella vista; c'è Emi Fontana, gallerista che Ammiro profondamente per il suo essere Donna nel Mondo - ha curato molte Autrici che stimo profondamente, e ha abbandonato le sue Stanze, la sua Galleria sui Navigli a Milano, per andare in stanze californiane, poiché in italia c'era ancora troppo maschilismo.
Un omaggio alle donne e alle loro stanze, dove sono costrette a rinchiudersi per poter progettare la fuga del minotauro. Un omaggio alla loro stanze, che portano in utero quando sono nel mondo.
Per capire questa stanza credo si debba leggere il libro della Woolf, è un testo che racchiude una conferenza tenuta in un collegio di sole donne. Tuttavia, se vuole scrivere romanzi una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé, dice già molto. Ma credo lo leggeranno in pochi, rimane - per chi ha occhi per vedere e senso per sentire - questa trasposizione senza crenatura tra una parola e l'altra, questo sangue di incomunicabilità femminile, Minotauro nelle mie stanze.
128 pagine
25x35 cm, a foglio
acquarelli chine e tempere carta
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